Parco nazionale Amboró
Bolivia
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Foto: Santos Win, CC BY-SA 4.0
Sajama è un parco di vulcani, sorgenti termali e pascoli di lama sull'altopiano della Bolivia occidentale, nel dipartimento di Oruro, al confine con il Cile; da La Paz si raggiunge in quattro o cinque ore per un'ottima strada asfaltata, la statale per il porto cileno di Arica, che si stacca dalla strada per Oruro a Patacamaya e attraversa il confine a Tambo Quemado; da essa una strada sterrata di dodici chilometri porta al villaggio di Sajama, a 4.250 metri, dove l'ufficio del parco riscuote il biglietto d'ingresso. Gli autobus per Arica lasciano i passeggeri al bivio, e quasi ogni giorno un minibus collega Patacamaya al villaggio, ma la maggior parte dei visitatori arriva con escursioni organizzate da La Paz, di un'unica giornata lunghissima, che consente soltanto un giro in auto dei luoghi principali, oppure, molto meglio, di due o tre giorni. Il villaggio ha diversi semplici ostelli a conduzione familiare con coperte pesanti e senza riscaldamento, e nella frazione di Tomarapi, sul versante nord della montagna, c'è un apprezzato lodge costruito e gestito dalla comunità aymara.
Con un veicolo, il giro abituale comprende il campo di geyser di Juchusuma, a un'ora di cammino o a breve distanza in auto a ovest del villaggio, con più di cento pozze e getti in ebollizione nella valle di un torrente; le sorgenti termali di Manasaya, dove ci si immerge in una piscina naturale dalla temperatura perfetta con l'intero cono del Sajama di fronte; la laguna di Huaynacota, con fenicotteri e vigogne al pascolo; le torri funerarie dipinte; e le chiese di adobe. Gli escursionisti compiono in giornata la camminata fino alla catena di laghi d'alta quota sul confine cileno, sopra i geyser, oppure fino al campo base della montagna. Gli alpinisti tentano il Sajama stesso, una salita impegnativa, fredda e in alta quota di due o tre giorni con una guida autorizzata, registrandosi all'ufficio, oppure i coni più facili del Parinacota e dell'Acotango.
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Sajama fu il primo parco nazionale della Bolivia, istituito nel 1939 per proteggere i boschi di queñua che venivano abbattuti per farne carbone per le miniere, e copre circa mille chilometri quadrati tra 4.200 e 6.542 metri; confina con il parco cileno del Lauca. Il Nevado Sajama, uno stratovulcano spento che si erge del tutto isolato sulla pianura, con la vetta formata da un'ampia cupola di ghiaccio, è la montagna più alta della Bolivia, e nel 2001, per protestare contro una decisione delle autorità del calcio mondiale che vietava le partite internazionali in altitudine, sulla sua cima fu disputata una partita. A ovest, sul confine, si innalzano i Payachatas, «i gemelli», il Parinacota, 6.348 metri, un cono di perfetta simmetria, e il Pomerape; nella leggenda aymara le montagne sono persone: il Sajama sarebbe la testa di una montagna vicina a La Paz, mozzata da un dio adirato e scagliata fin qui. Sulle sue pendici, tra 4.300 e oltre 5.000 metri, cresce la queñua, Polylepis tarapacana, un piccolo albero nodoso dalla corteccia rossa che si sfalda come fogli di carta, che forma qui quella che è considerata la foresta più alta del mondo. Più in basso si trovano i bofedales, torbiere a cuscino alimentate dall'acqua di fusione, di un verde brillante contro il deserto ocra, da cui dipende la ricchezza della popolazione, dedita all'allevamento di lama e alpaca, di cui decine di migliaia pascolano nel parco.
Le vigogne, che negli anni Sessanta erano prossime all'estinzione, sono risalite a diverse migliaia di esemplari e vengono radunate, tosate della loro preziosa lana e liberate con una cerimonia comunitaria ereditata dagli Inca. Vi sono inoltre nandù, il suri, la viscaccia, la volpe andina, il puma, molto raramente il gatto andino, l'armadillo peloso, tre specie di fenicotteri, folaghe giganti, oche andine e condor. Il paesaggio culturale è altrettanto notevole. Sulla pianura sorgono le chullpas, torri funerarie di adobe dei signori aymara dei Carangas, dei secoli precedenti e contemporanei alla conquista inca, alcune delle quali recano ancora motivi geometrici in rosso, verde e bianco, le uniche dipinte che si conoscano; in ogni frazione si trovano cappelle coloniali imbiancate a calce del Seicento e del Settecento, con tetti di paglia e campanili separati, e quella di Curahuara de Carangas, lungo la strada d'accesso, è chiamata la Cappella Sistina dell'altipiano per i suoi dipinti murali; attraverso il deserto corrono infine le linee di Sajama, migliaia di sentieri perfettamente rettilinei, sedicimila chilometri in tutto, tracciati nel corso dei secoli per i pellegrinaggi, che si apprezzano meglio dall'alto.
Il parco è aperto tutto l'anno. La stagione secca, da aprile a ottobre, è il periodo in cui venire, con cieli di un azzurro intenso senza nuvole, sole splendente di giorno e un freddo feroce di notte, fino a quindici o venti gradi sotto zero in giugno e luglio, quando l'acqua gela nelle stanze; la stagione alpinistica va da maggio a settembre. Da dicembre a marzo è la stagione delle piogge, con temporali pomeridiani, neve sulle cime, piste ridotte a fango e montagne spesso nascoste, anche se i pascoli sono verdi e fa meno freddo.
L'altitudine è estrema anche per gli standard boliviani, per cui conviene trascorrere prima diversi giorni a La Paz e prendere con calma il primo giorno. Si portino un piumino, un sacco a pelo caldo, berretto, guanti, crema solare ad alta protezione, burrocacao e contanti, poiché non ci sono banche. Conviene fare il bagno nelle sorgenti termali al mattino o nel tardo pomeriggio. Si calcolino da due a tre giorni. Curahuara de Carangas è a un'ora e mezza tornando verso La Paz, il parco del Lauca e il lago Chungará appena oltre il confine, e Arica quattro ore più in là.
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La superficie di Parco nazionale Sajama è di 1 002 km².
L'istituzione di Parco nazionale Sajama risale al 1939.
Posizione di Parco nazionale Sajama: Bolivia. La mappa in questa pagina mostra il punto esatto.
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