Parco nazionale di Arusha
Tanzania
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Foto: Nicola Avery, CC BY-SA 2.0
Mkomazi è il parco secco, vasto e poco visitato della Tanzania nord-orientale che si appoggia al confine con il Kenya e allo Tsavo West, con i monti Pare alle spalle e il Kilimangiaro all'orizzonte, e si trova proprio accanto alla strada principale tra la regione del Kilimangiaro e la costa, cosicché l'ingresso di Zange, a sei chilometri dalla cittadina di Same, dista circa due ore da Moshi, tre e mezza da Arusha e altrettante da Tanga. Questo ne fa uno dei pochi parchi tanzaniani che si possono visitare in giornata da Moshi, partendo alle sei per un'intera giornata di safari in fuoristrada con picnic, e la tappa naturale sulla strada per i monti Usambara, Pangani o Dar es Salaam; i safari di due e tre giorni da Arusha e da Moshi aggiungono una notte nell'unico campo tendato all'interno del parco o nei campeggi pubblici, e spesso la visita a un villaggio masai o pare.
Ciò da non perdere, e da verificare che il tour comprenda, è il santuario dei rinoceronti: dal 2021 l'ente dei parchi nazionali ha aperto ai visitatori una sezione del santuario recintato del rinoceronte nero, con giri guidati sui propri veicoli a orari fissi e con un supplemento, che offre l'avvistamento più sicuro del rinoceronte nero in Tanzania, più affidabile dello Ngorongoro; si può vedere anche il recinto di riproduzione dei licaoni. Le tariffe del parco sono più basse che nel circuito settentrionale. Mkomazi non offre la densità di animali del Tarangire o del Serengeti, e i visitatori che se l'aspettano restano delusi; offre spazio, silenzio, la sensazione della vera boscaglia spinosa e specie rare.
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L'area è stata dichiarata riserva faunistica nel 1951 e promossa a parco nazionale nel 2006, e si estende su circa 3.245 chilometri quadrati, in realtà l'unione di due ex riserve, Mkomazi a ovest e Umba a est; con lo Tsavo West al di là del confine non segnato forma uno dei più grandi ecosistemi protetti dell'Africa orientale, attraverso il quale elefanti, orici e zebre si spostano seguendo le piogge. Il suo nome, nella lingua pare, significa «una cucchiaiata d'acqua», una descrizione fedele di quanta ce ne sia. È la punta meridionale della boscaglia spinosa somalo-masai, di tipo saheliano: macchia grigioverde di acacie e commifore, praterie aperte, baobab secolari, colline rocciose isolate e la lunga muraglia azzurra dei monti South Pare e Usambara, con pozze d'acqua stagionali e alcune dighe, tra cui Dindira è la migliore per osservare la fauna. La specialità sono gli animali delle terre aride, parecchi dei quali rari o assenti altrove in Tanzania: l'orice dalle orecchie frangiate, il gerenuk, che si alza sulle zampe posteriori per brucare, il piccolo kudu, l'alcelafo di Coke, l'antilope alcina, la gazzella di Grant, il dik-dik, la giraffa, la zebra, il bufalo e gli elefanti, che alla fine degli anni ottanta si erano ridotti a una dozzina e oggi sono diverse centinaia nella stagione delle piogge.
A quell'epoca la riserva era stata devastata dal pascolo intensivo, dagli incendi e dal bracconaggio. Dal 1989 il governo, con il conservazionista Tony Fitzjohn, che per anni aveva lavorato in Kenya con George Adamson, famoso per «Nata libera», e con la sua fondazione, la ricostruì: strade, piste d'atterraggio, posti di guardia dei ranger, un santuario recintato e sorvegliato di circa 55 chilometri quadrati popolato con rinoceronti neri trasportati in aereo dal Sudafrica e da uno zoo ceco, che si sono riprodotti, e un programma di riproduzione in cattività e reintroduzione del licaone. Leoni, leopardi, ghepardi e iene sono presenti, ma radi. Gli uccelli, più di 450 specie, comprendono specialità delle terre aride come la faraona vulturina, lo struzzo somalo, il ciagra trestrisce e l'upupa arborea violacea. Lo sgombero dei pastori masai e pare nel 1988 resta un capitolo controverso di questa storia.
Gli ingressi sono aperti dalle 6 alle 18. La stagione secca, da giugno a ottobre, è la migliore per vedere gli animali, perché la boscaglia si dirada e la fauna si concentra presso le dighe, anche se molti elefanti si saranno spostati nello Tsavo; le piogge brevi di novembre e dicembre e le piogge lunghe da marzo a maggio rendono il parco di un verde brillante, riportano gli elefanti, riempiono le depressioni e rendono il birdwatching superbo, ma alcune piste diventano difficili e l'erba cresce alta.
Gennaio e febbraio sono un buon compromesso, verdi e per lo più asciutti. A metà giornata fa caldo in ogni stagione. Calcolate una giornata intera, o due con una notte. Same è la cittadina di accesso, i monti Usambara attorno a Lushoto sono a due ore a sud-est, Moshi e il Kilimangiaro a due ore a nord-ovest e la costa a Pangani a quattro ore.
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La superficie di Parco nazionale di Mkomazi è di 3 245 km².
L'istituzione di Parco nazionale di Mkomazi risale al 2006.
Posizione di Parco nazionale di Mkomazi: Tanzania. La mappa in questa pagina mostra il punto esatto.
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