Riserva naturale orientata dello Zingaro
Sicilia, Italia
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Parco di canyon · Sicilia · Italia
Foto: Jorre (Jochen Reinhard), CC BY 3.0
Pantalica è un altopiano calcareo circondato da profonde gole fluviali sui monti Iblei, nella Sicilia sud-orientale, a una quarantina di chilometri, un'ora di strade tortuose, nell'entroterra di Siracusa; le sue pareti sono traforate da migliaia di tombe preistoriche, ed è insieme un sito archeologico di primissimo piano e il più bel lembo di natura selvaggia di questo angolo dell'isola. L'accesso è gratuito e non recintato, e non ci sono mezzi pubblici, per cui si arriva in auto oppure con le escursioni organizzate da Siracusa, che forniscono una guida e talvolta un pranzo a base di prodotti locali in una masseria. La cosa da capire bene in anticipo è che vi sono due ingressi principali, su lati opposti, e che le strade che vi conducono non sono collegate: la strada da Ferla, a ovest, termina alla Sella di Filiporto, e quella da Sortino, a est, termina sopra la gola della Calcinara; per andare in auto dall'una all'altra ci vuole quasi un'ora.
Il versante di Ferla è il più facile e offre l'accesso più rapido ai monumenti principali: dai parcheggi lungo l'ultimo tratto di strada, brevi sentieri portano alla necropoli di Filiporto, al villaggio rupestre bizantino di San Micidiario e all'Anaktoron, il cosiddetto palazzo del principe, in cima all'altopiano, mentre un sentiero più lungo scende fino al fiume. Dal versante di Sortino una mulattiera a gradoni scende ripida nella gola della Calcinara, attraversa il torrente e risale passando accanto alla necropoli nord, la più spettacolare di tutte, un'intera parete bucata come una colombaia. Un terzo accesso è lungo il fondovalle dell'Anapo, a cui si entra dai cancelli nei pressi di Ferla-Cassaro oppure dal versante di Sortino a Fusco, seguendo per tredici chilometri il tracciato pianeggiante di una ferrovia dismessa, con le sue gallerie, ideale per famiglie e ciclisti; il personale della Forestale talvolta vi fa circolare una navetta.
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La riserva naturale di Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande fu istituita dalla Regione Siciliana nel 1997 e si estende su circa 3.700 ettari; nel 2005 Pantalica è stata iscritta, insieme a Siracusa, nel patrimonio mondiale dell'UNESCO. L'altopiano è una fortezza naturale, uno sperone quasi interamente circondato dai canyon dell'Anapo e del suo affluente, la Calcinara, che hanno inciso il calcare bianco fino a duecento metri di profondità, e collegato al tavolato circostante soltanto da una stretta sella a Filiporto, attraverso la quale fu scavato un fossato difensivo. Verso il 1250 a.C. le popolazioni indigene della costa, sotto la pressione, si ritiene, di nuovi arrivati dal mare, abbandonarono i loro insediamenti e si ritirarono in roccaforti di questo tipo nell'interno, e per i seicento anni successivi Pantalica fu la principale di esse, con ogni probabilità la Hybla degli autori antichi, il cui re Iblone concesse ai coloni greci di Megara la terra per la loro città. Della città vera e propria, costruita con materiali deperibili, non resta quasi nulla tranne l'Anaktoron, un edificio di grandi blocchi squadrati che ricorda le opere micenee, forse residenza del sovrano, che ospitava una fonderia di bronzo.
Sono i morti ciò che sopravvive: circa cinquemila tombe a grotticella, scavate a mano con utensili di pietra e di bronzo nelle pareti verticali, in cinque grandi necropoli di epoche diverse; sono piccole celle quadrate od ovali a cui si accede da un'apertura simile a una finestra, un tempo chiusa da una lastra, e ciascuna accoglieva i membri di una famiglia, deposti con ceramiche rosse lucidate, coltelli di bronzo, rasoi, fibule e specchi, oggi esposti al museo archeologico di Siracusa, intitolato a Paolo Orsi, l'archeologo che esplorò il sito a partire dal 1895. Il luogo fu abbandonato dopo la fondazione dell'avamposto siracusano di Akrai nel 664 a.C. Fu rioccupato nell'alto Medioevo, quando le genti della costa fuggirono di nuovo verso l'interno, per sottrarsi alle incursioni arabe, ampliarono le antiche tombe trasformandole in abitazioni e scavarono nella roccia piccole chiese, San Micidiario, San Nicolicchio e la Grotta del Crocifisso, con tracce di affreschi. Il nome deriva forse dall'arabo e significherebbe «grotte». Più in basso l'Anapo, il fiume le cui sorgenti alimentavano l'acquedotto della Siracusa greca, scorre limpido e freddo tra platani, oleandri, salici e pioppi, con trote di una forma autoctona siciliana, granchi di fiume, istrici, martore, falchi pellegrini, aquile di Bonelli e, sui pendii aridi, orchidee, euforbie e timo selvatico.
La riserva è aperta tutti i giorni all'incirca dalle 7 fino a un'ora prima del tramonto. La primavera, da marzo a maggio, è di gran lunga la stagione migliore, quando l'altopiano è coperto di fiori selvatici e di orchidee, i torrenti sono pieni e la temperatura è perfetta per i sentieri ripidi; anche ottobre e novembre sono ottimi; l'inverno è mite e verde, con qualche pioggia. In luglio e agosto il caldo nelle gole è feroce, sui sentieri alti c'è poca ombra e la riserva può essere chiusa nei giorni di elevato rischio di incendi;
conviene camminare di buon mattino e rinfrescarsi nelle pozze della Calcinara. Si indossino scarpe adeguate, poiché le mulattiere sono rocciose e levigate, e si portino acqua e cibo, dato che sul posto non c'è nulla. Si calcoli mezza giornata, e una giornata intera per attraversare da un versante all'altro. Ferla e Sortino, cittadina nota per il miele e per i pupi, sono a dieci minuti dagli ingressi, Palazzolo Acreide con il suo teatro greco a mezz'ora, Siracusa e Noto a un'ora.
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La superficie di Riserva naturale orientata di Pantalica è di 37 km².
L'istituzione di Riserva naturale orientata di Pantalica risale al 1997.
Posizione di Riserva naturale orientata di Pantalica: Sicilia, Italia. La mappa in questa pagina mostra il punto esatto.
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